Letture. “Chiave di volta” e “Sindrome assassina”: i due libri firmati da Bruno Pronunzio da non perdere questa estate

ROMA – Bruno Ponunzio pubblica due libri che non possono mancare nella lunga estate calda. Da leggere al fresco del salotto di casa. O sotto l’ombrellone.

“CHIAVE DI VOLTA”

1314. Gérard de Vazeix, monaco templare, scampato all’arresto, fugge da Parigi all’indomani del rogo dell’ultimo Maestro Generale Jacques de Molay. La destinazione del viaggio, necessario a nascondere un’importante reliquia, è un piccolo borgo dell’Appennino toscano, sulla via Romea di Stade percorsa dai pellegrini germanici per raggiungere Roma.

2014. Stefano Zarri, informatico, riceve per un disguido una preziosa bibbia medievale, all’interno della quale scopre una pergamena istoriata con frasi in greco, latino e francese e alcuni disegni, tra i quali il profilo di un monte. Spinto dalla curiosità, Stefano scopre che il profilo del monte è lo stesso riprodotto da Michelangelo alle spalle di Adamo, nella celeberrima Creazione. Giunge così in Casentino, crocevia di arte e spiritualità, culla del Buonarroti, rifugio di Dante e ritiro di San Francesco.

Proprio nella tranquillità dei borghi casentinesi, Stefano entra involontariamente all’interno di un intrigo internazionale in cui un’organizzazione neo-nazista cerca di portare a compimento un progetto di miglioramento della razza ariana avviato prima della Seconda guerra mondiale.

“SINDROME ASSASSINA”

Tre omicidi rituali si susseguono a breve distanza temporale tra Milano, Roma e il lago di Como. Accanto a ogni cadavere viene rinvenuta una chiave USB con immagini e riferimenti a brani di musica classica. Stefano Zarri viene coinvolto, da una misteriosa organizzazione, nelle indagini parallele a quelle ufficiali per cercare di risalire al serial killer.

Le vicende di un immigrato algerino degli anni settanta, la scoperta di un’opera d’arte in un appartamento di provincia, la scomparsa di Stendhal, l’incendio del cinema Statuto di Torino, le più belle opere liriche e la storia del più grande banchiere italiano del novecento portano Stefano alla soluzione dell’enigma, non prima di aver individuato l’elemento comune nella storia di un’eretica boema morta alla fine del 1200.