Da “Alberto Sordi Segreto” il libro scritto dal cugino Igor Righetti: il desiderio di Alberto era destinare la villa a orfanotrofio

Prosegue in appello il processo penale a carico dei domestici, l’autista, i due avvocati e il notaio

A quei familiari che gli erano più vicini, così come alla sua segretaria storica Annunziata Sgreccia e al medico di fiducia della famiglia dal 1992 al 2011 nonché grande amico Rodolfo Porzio, Alberto ha sempre detto di voler destinare la sua villa faraonica a orfanotrofio. E la sorella Aurelia voleva rispettare il desiderio del fratello. Il professor Porzio, che operò Alberto più volte negli anni, lo ribadì anche durante un’udienza del processo penale che si svolse a Roma sul presunto raggiro da 2,3 milioni di euro ai danni di Aurelia Sordi. Se fosse vero quanto ha dichiarato il professor Porzio sotto giuramento in merito alla volontà di Alberto di voler destinare la sua villa a orfanotrofio dovremmo pensare che Aurelia abbia disatteso le priorità di Alberto, ma questo rifiutiamo di crederlo. Chi conosceva veramente Alberto sa che frequentava gli orfanotrofi e che aveva adottato a distanza decine di bambini, filantropia sempre fatta in silenzio, come era il suo stile. Alberto spiegò anche il perché di quella sua decisone: «In quella casa – disse –  non c’è mai stato il sorriso di un bambino».

Dopo aver costituito la Fondazione per gli anziani e quella per i giovani artisti con poche possibilità economiche, l’apertura dell’orfanotrofio sarebbe stato il compimento della grande generosità umana che lo ha sempre caratterizzato. Un museo dedicato a lui, in effetti, sarebbe stato lontano dal suo modo di essere, estremamente riservato. La sua villa l’aveva sempre protetta da sguardi indiscreti con estrema fermezza e mai avrebbe voluto che fosse mostrata al pubblico. L’avrebbe sentita come una violazione della sua intimità. Dall’altro canto si capisce la morbosità della gente che nulla aveva mai saputo o visto della vita privata di Alberto. Curiosare nelle stanze in cui dormiva, nel suo bagno, nella barberia o vedere il suo guardaroba per alcuni può avere un fascino particolare.

A proposito della lucidità o meno di Aurelia Sordi (morta il 12 ottobre 2014 a 97 anni) prima della firma del testamento in cui designò erede universale del suo patrimonio la Fondazione Museo Alberto Sordi istituita da lei stessa il 31 marzo 2011, venti giorni prima che firmasse le volontà testamentarie (21 aprile 2011), il professor Rodolfo Porzio, già primario dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, medico curante di Alberto e Aurelia, sotto giuramento dichiarò: 

«Anche dopo la morte di Sordi ho continuato a visitare la signorina Aurelia ogni quindici-venti giorni. Tra gennaio e febbraio del 2011 (il testamento di Aurelia risale ad alcuni mesi dopo, nda) la trovai svanita e con allucinazioni (raccontava con estrema naturalezza che le persone le parlavano dalla televisione e lei rispondeva instaurando un dialogo con loro, nda), tanto che mi raccomandai con il personale di servizio di starle dietro per evitare che facesse atti inconsulti. Non ho mai preso una lira per curare Alberto e Aurelia in quanto c’era amicizia: per me era un onore essere medico di fiducia di Alberto Sordi».Porzio, inoltre, spiegò: «Vidi la signorina Sordi fino al rientro dalle sue vacanze, a settembre del 2011. A ottobre mi furono chiuse le porte della villa, non mi fu più permesso di entrare e non riuscivo a parlarle neppure al telefono. Mi arrivò una lettera dell’avvocato Martino con la quale mi si chiese di non insistere a telefonare». Il professor Porzio ha inoltre ribadito che «Alberto non faceva entrare nessuno nella sua villa» smentendo così tanti personaggi che in questi ultimi anni hanno sostenuto di essere di casa nel ‘rifugio’ di Sordi.

Fu ascoltato anche l’altro medico di Alberto Sordi, Luigi Baratta, che lo assisteva fin dal 1995, il quale confermò le allucinazioni di Aurelia Sordi e al quale fu riservato lo stesso trattamento: «Sono stato il medico di Alberto Sordi per sette anni – ha dichiarato – e ho seguito pure Aurelia, anche se più saltuariamente. Ha iniziato ad avere delle allucinazioni, erano forme iniziali in rapporto all’età: vedeva personaggi importanti della televisione che si rivolgevano a lei. Parlammo anche con il personale della villa dicendo di seguirla attentamente, sottolineando che era necessario avvertirci: da allora è stato impossibile contattarla». Sempre Luigi Baratta ha affermato che Alberto Sordi «temeva che Aurelia avrebbe trovato difficoltà nella gestione del patrimonio nonostante i suoi sforzi per facilitarle tali compiti». Del resto Aurelia era una persona semplice e con istruzione modesta.

Allontanati i medici curanti, quindi, così come noi familiari fummo tagliati fuori dalla vita di Aurelia dopo la morte di Alberto. Stessa sorte toccò all’amica del cuore di Aurelia, Giovanna Siciliani, la quale fino all’estate 2011 aveva passato con lei le vacanze estive. Giovanna Siciliani ha dichiarato: «Abbiamo trascorso le vacanze estive insieme per l’ultima volta nell’agosto 2011. Finita la vacanza non sono più riuscita a contattare Aurelia né a rivederla. In precedenza noi ci sentivamo spesso, almeno tre volte alla settimana».

Nel suo documentario, Verdone intervistò Aurelia Sordi circondata dai domestici. Francesco Merlo, in un suo articolo pubblicato su “La Repubblica” il 7 maggio 2015, scrisse: “Quando Carlo Verdone andò a girare il documentario ‘Alberto il Grande’ e intervistò Aurelia capì subito che la sua anima era persa”. Merlo riportò anche le parole di Carlo Verdone: «Fu una fatica terribile. Alle domande rispondeva ‘ammappete’, ‘embé’, e solo con il montaggio tirai fuori una parvenza di logica». E ancora: «Il giudice mi ha chiesto tutto il girato di quel documentario, e lo capisco. Da lì si vede quant’era debole e fragile Aurelia e quant’era facile approfittarsene». Ma Carlo Verdone, qualche tempo prima, il 21 febbraio del 2013 subito dopo la notizia del presunto raggiro ai danni di Aurelia, raccontò a Michele Anselmi del quotidiano on-line “Lettera 43” una versione di Aurelia totalmente diversa: «Mi cadono le braccia a sentire queste cose. Mi auguro per lui (l’autista Arturo Artadi, nda) che sia un errore, che sia innocente. Aurelia spiegherà tutto. Ha quasi 95 anni, potrà apparire rallentata, ma è sempre lucida e sveglia, come si vede nel documentario».

Noi familiari venimmo a conoscenza dai media del presunto raggiro ai danni di Aurelia in seguito all’inchiesta della magistratura. Eravamo ignari di tutto ciò che era stato ipotizzato dalla Procura della Repubblica, in quanto la linea telefonica diretta di Aurelia era stata disattivata e, negli ultimi anni, ogni volta che chiamavamo in villa, non riuscivamo più a comunicare con lei, in quanto il personale di servizio che rispondeva, immancabilmente affermava che Aurelia non era disponibile. Alcuni di noi, non potendola più sentire al telefono, anche soltanto per gli auguri in occasione delle festività, e preoccupati per il suo anomalo silenzio, si recarono addirittura alla villa, ma il personale di servizio non aprì il cancello.

Curiosa anche la sparizione della fedele segretaria di Alberto per oltre cinquant’anni, Annunziata Sgreccia, la quale fu colpita da una malattia che la obbligò ad abbandonare il lavoro e poi al ricovero. Di lei non si seppe più nulla per anni: fu ritrovata grazie all’appello lanciato nel programma di Barbara D’Urso “Domenica Live” su Canale 5.  È in una residenza per anziani in provincia di Roma. Ma la direzione della residenza non consente a nessuno di parlarle. Annunziata conosceva tutto della casa dato che si occupava anche della sua gestione domestica e finanziaria.

Dopo l’azione della Procura noi familiari ci rivolgemmo agli avvocati Andrea Maria Azzaro e Francesca Coppi e fummo ammessi come parte civile al processo penale per aiutare la magistratura a fare chiarezza.

Nel 2019, inprimo grado, l’autista, il notaio, gli avvocati e i domestici sono stati assolti perché il fatto non sussiste in merito al presunto raggiro da 2,3 milioni di euro ai danni di Aurelia Sordi. Un processo che aveva visto imputate nove persone accusate a vario titolo di circonvenzione di incapace e ricettazione. Il pubblico ministero Albamonte ha appellato la sentenza di primo grado.