Politica – LA CRISI DEI 5 STELLE. DI MAIO A DI BATTISTA: «NON SIAMO UN’ANARCHIA»

Dopo l’espulsione di Gianluigi Paragone, diventato un caso politico, sbattono la porta anche Nunzio Angiola e Gianluca Rospi

«In queste festività ho riflettuto tanto e, per svariate ragioni, in primis il non condividere la Manovra di Bilancio approvata di recente e la mancanza di collegialità nelle decisioni all’interno del gruppo, ho maturato l’idea di lasciare, con grande rammarico, il MoVimento 5 Stelle» fa sapere Rospi

La crisi nel Movimento 5 Stelle è oramai un dato di fatto. Sottolineato con cadenza pressoché quotidiana dalla fuga di deputati e senatori. Ma soprattutto dalla distanza, che sta diventato il vuoto, fra Di Maio e Alessandro Di Battista. Dopo l’espulsione del senatore Gianluigi Paragone, che ha fatto scoppiare un vero e proprio caso politico non solo fra i parlamentari grillini, oggi abbandonano il movimento sbattendo la porta i deputati Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, che lasciano il gruppo cinquestelle alla Camera per passare al Misto. Intanto il capo politico dei 5 Stelle risponde a muso duro a Di Battista che ieri ha difeso le posizioni di Paragone: «Non siamo un’anarchia» sbotta. Angiola motiva il suo allontanamento con le scelte fatte in manovra sul tema dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca: «Come avevo ripetutamente preannunciato – scrive in una nota –  per una serie di meditate e rilevanti ragioni ho dato il mio voto di fiducia al Governo di Giuseppe Conte, ma non ho votato la Legge di Bilancio. Ho manifestato vivo disappunto per la compressione delle prerogative parlamentari e per l’approvazione di provvedimenti che, nella mia qualità di professore ordinario nell’Università, non potevo assolutamente accettare. Ho più volte denunciato scarsa collegialità e scarsa attenzione ai singoli parlamentari, sia come persone sia come professionisti, con tutte le conseguenze che ciò può comportare in termini di “visibilità” dei territori nelle scelte legislative e di Governo». Rospi, 41 anni di Matera, ingegnere e docente era assente al voto sulla manovra a causa di «seri problemi familiari». Oggi dice: «Lascio il M5S e passo al Gruppo Misto perché non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica».